lunedì 7 ottobre 2013

MIC

(mon louvre)


Ieri pomeriggio son stato al MIC (museo internazionale delle ceramiche) di Faenza con la scusa che l'entrata era gratuita in occasione dell'inaugurazione del nuovo portale d'ingresso realizzato da Mimmo Paladino per celebrare il 3° anniversario del riconoscimento del suddetto museo da parte dell'UNESCO per essere "Monumento testimone di pace. Espressione dell'arte ceramica nel mondo", un'opera che ricorda quella che l'autore stesso ha realizzato a Lampedusa in onore dei migranti.
E fino a qui non c'è niente di strano.
Lo strano è che per una trentina di anni il MIC per me è stato il panorama più prossimo, la prima cosa che vedevo aprendo la finestra, ho visto la pioggia cadere sulle sue tegole, i piccioni abbeverarsi alle sue grondaie, ho visto gli alberi crescergli intorno, l'ho visto allargarsi fino quasi a poterlo sfiorare con le mani affacciato comodamente al mio terrazzo.
Ma c'ero entrato seriamente soltanto un'altra volta, sicuramente prima del 1982 in una visita scolastica, una di quelle praticamente obbligatorie per gli scolari faentini e dubito fortemente che all'epoca mi interessai di quei "cocci" per certi versi del tutto simili a quelli che vedevo sparsi sulle pareti e sui mobili di casa e che comunque dovunque mi voltavo girando per Faenza non avevo difficoltà a vedere.
Dopo quella volta mi è capitato di varcare la soglia solo per eventi che si svolgevano al suo interno ma mai per visitarlo, adesso che finalmente l'ho fatto con una migliore coscenza artistica e culturale, avrei voglia di ritornarci ancora, anche pagando (ne vale la pena e costa poco) perché la visita è stata piuttosto approssimativa, senza stare a leggere tutti i cartelli e tutte quante le targhette informative di ogni pezzo e devo essermi fatto sfuggire un bel po' di cose.
Al Museo Internazionale delle Ceramiche (ah! a proposito, è l'unico al mondo) c'è tanto e di tutto: dai manufatti dal medioevo alle ultime opere contemporanee di artisti di fama mondiale, c'è un reparto dedicato alle ceramiche precolombiane, uno su quelle dell'estremo oriente, uno su quelle islamiche e altro ancora.
Interessante anche come è strutturato: le varie sale, l'arredamento complementare , le teche (alcune si illuminano al passaggio) ...anche se c'è un po' il rischio di perdersi.
Nel girarmelo ho "rubato" soltanto l'immagine in alto: il retro di un vassoio con dedica autografata ...e già questo basta.
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