giovedì 19 agosto 2010

e viaz


(23)

La mattina dopo, quando tornò il maggiordomo, Aziz era disteso a bocconi sul divano, la ferita alla spalla versava ancora sangue e il collo presentava l’ evidente segno di una strisciata proprio all’ altezza della giugulare destra, russava di russo affannoso, come se il sogno che stava vivendo fosse il più terribile degli incubi infantili.
Lo svegliarono il chiacchiericcio dei poliziotti chiamati in tutta fretta dal maggiordomo.
C’ era chi cominciò a prendere le misure,un poliziotto molto sveglio notò un foro proprio nel quadro di fronte alla porta, un quadro che rappresentava una tenda tuareg nel deserto del Sahara in una notte di luna piena e proprio la luna mancava, al suo posto il foro fatto dal proiettile che sfiorò Aziz, l’ altro dopo aver trapassato la spalla cadde a pochi metri potandosi dietro brandelli di carne.
Alcuni poliziotti cominciarono a ispezionare tutta la casa, rovistando in tutti i cassetti e in tutti gli armadietti, non lasciarono nulla a posto, ridendo tra loro delle mutande da uomo che un lavaggio sbagliato rese rosa, c’erano, poi, anche dei poliziotti che insieme a dei cani si misero a perlustrare tutto il campo.
Portarono Aziz all’ ospedale, dove un equipe di chirurghi era stata allertata, l’ operazione durò poco meno di due ore, al risveglio Aziz trovò Fatima sua moglie, l’ ispettore Manetta e il vicesottosegretario del ministro addetto alle relazioni con gli ambasciatori dell’ area mediorientale per un più proficuo dialogo socioeconomico con quell’ area del globo terracqueo.
"Sel suses?"
Domandò Aziz appena si svegliò
"Alora? Un scor inciò?"
Tutti rimasero a bocca chiusa e si guardarono negli occhi
"Ciò! purtim ben qui quel da bé c ai ho na sed c an spud piò"
E per farsi capire meglio fece il gesto di portarsi la mano semi chiusa alla bocca
"Portategli un bicchier d’ acqua!"
gridò Fatima alle infermiere
"A vòi de ven! Ross"
Precisò Aziz nella sua nuova lingua che nessuno comprendeva
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