lunedì 1 ottobre 2012

supersound


(riflessioni di uno che ci bazzica da “vicino”)


Credo ci siano due modi estremi per esprimere un giudizio sul Supersound di quest'anno: dire che è stato un grandissimo successo oppure dire che è stato uno schifo inenarrabile ed entrambe sono sbagliati, infatti come spesso succede la verità viaggia tra le due sponde opposte.
Sicuramente il Supersound (come il precedente MEI) nasce con tutte le migliori intenzioni, di questo se ne sono agevolati molti che altrimenti non avrebbero mai avuto la possibilità di uscire dalla propria nicchia locale facendosi conoscere e riconoscere a livello nazionale
e va detto che mai qualcuno è stato costretto a rinunciare alla propria indipendenza artistica e culturale (è bene sottolineare questa cosa perché esiste in giro chi afferma il contrario).
In modo altrettanto onesto va considerato che il risultato ottenuto dipende in massima parte dalle aspettative e dal modo di proporsi che ha ogni singolo operatore, in questo l'esperienza, l'impegno e la conoscenza delle proprie potenzialità danno un grosso aiuto.
Però  esistono difetti imputabili all'organizzazione che hanno un'origine abbastanza remota e nel proseguire degli anni invece di affievolirsi si sono incrementati.
Uno di questi è il modo di porsi che denota la mancanza di uno stile carico di appeal: lo spam convulso e strabordante che anticipa l'evento (tanto che verrebbe da supporre l'esistenza di un'insicurezza di fondo) e tutta l'esaltazione spropositata che lo segue provoca un sentimento di fastidio e rigetto specialmente in chi finisce per esserne oggetto e per esperienza diretta sa benissimo non corrispondere alla realtà dei fatti.
Un altro difetto è la nitida percezione di una “stanchezza” che sta prendendo chi da molti anni se ne sta occupando senza riuscire (o volere) a trovare dei validi sostituti in grado di portare avanti il discorso con la stessa passione e abnegazione con cui era cominciato tutto.
Ma la caratteristica che emerge in maniera preponderante è la mancanza della volontà di scegliere.
Selezionare secondo un criterio sensato, impegnandosi a mantenerlo fino in fondo dicendo i sì opportuni ma soprattutto i no necessari, provoca generalmente più entusiasmi che malumori perché denota la precisione e la coerenza di chi agisce in questa maniera, al contrario l'abitudine di far entrare fino all'ultimo istante possibile qualsiasi cosa dentro a quello che tende a diventare un contenitore da “raccolta indifferenziata” finisce per soddisfare pochi e scontentare molti fino al punto di provocare risentimenti difficili da rimarginare e problematici se riguardano operatori e addetti di un certo valore.
In pratica si sa da dove si è partiti ma non si capisce assolutamente più dove si vuole andare e soprattutto se è una meta per cui vale la pena salire sul convoglio o è meglio restare fermi.
Da compaesano e operatore nel settore mi chiedo quali sono le prospettive del Supersound: è quella nazionale di un appuntamento per gli operatori e gli addetti del settore musicale (quello emergente, indipendente e alternativo), con la conseguente possibilità di farlo scoprire e apprezzare dalla gente (preoccupandosi principalmente dell'aspetto culturale poi di quello economico), oppure è quella rivolta al bisogno di accontentare i cittadini animando un istante della loro vita finendo per considerare più importante la quantità piuttosto che la qualità?
È evidente che una risposta a questo quesito, data con le dovute motivazioni, permetterà di agire di conseguenza trovando la strada migliore da percorrere insieme a chi quella strada può, vuole o deve percorrere.

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